{"id":689,"date":"2006-05-31T20:24:15","date_gmt":"2006-05-31T19:24:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.davidegenco.it\/peano\/?p=689"},"modified":"2006-05-31T20:24:15","modified_gmt":"2006-05-31T19:24:15","slug":"critiche-anno-2006","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionepeano.it\/en\/critiche-anno-2006\/","title":{"rendered":"Critics > Year 2006"},"content":{"rendered":"<p><a name=\"a\"><\/a><a href=\"#1\"><strong>Guido Pecci<\/strong> <em>di Enrico Perotto<\/em><\/a><\/p>\n<p><a href=\"#2\"><strong>Adriana Giorgis<\/strong> <em>di Enrico Perotto<\/em><\/a><\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p><a name=\"1\"><\/a><strong>Guido Pecci<\/strong> <em>di Enrico Perotto<\/em><br \/>\nHo incontrato per la prima volta il nome di Guido Pecci l\u2019estate scorsa sulle pagine della rivista \u00abTracce. Cahiers d\u2019art\u00bb. Mi ha colpito il contenuto dell\u2019articolo di Loredana Rea, che ha saputo tracciare un vero e proprio identikit delle scelte culturali e degli indirizzi di ricerca di questo giovane artista animato \u00abdall\u2019ansia famelica di esperire il mondo attraverso la pittura\u00bb (1). Le opere e le tematiche presentate da Guido mi sono apparse seducenti, di quelle che non lasciano indifferenti, n\u00e9 sul piano dell\u2019impatto visivo n\u00e9 su quello dei significati interiori. Da qui l\u2019interesse e la conseguente decisione di invitarlo ad esporre negli spazi della Fondazione Peano. A essere chiamati in causa nel lavoro di Pecci sono la mente e l\u2019inconscio del loro autore, con immediatezza espressiva costante. Disegni, dipinti e terrecotte sono attraversati da uno spirito visionario, che si ritrova anche nelle illuminanti scritture poetiche dell\u2019artista, in cui si condensano i risvolti psicologici delle vicende umane figurate con segni e colori. Le immagini costruite appaiono come pagine slabbrate di un diario intimo, riempite di forme evanescenti, erose da graffi, attraversate da sgocciolamenti, macchie e schizzi di colore, segnate da ombre profonde, da tonalit\u00e0 timbriche cupe, se non proprio drammatiche, dal sapore di antichi graffiti romani o pompeiani, prim\u2019ancora che di graffiti contemporanei metropolitani, in cui si incunea o trapela un misterioso impasto di eros sublimato e di narrazione da pulp fiction, impaginato in sequenze pittoriche di forte impatto emotivo, dense di richiami alla grafica fumettistica e alla cultura delle immagini popolari, non lontane da quelle combinate in \u00ablinguaggio magico\u00bb da Gastone Novelli o dalla scrittura in movimento che diventa pittura di Cy Twombly. L\u2019uso delle parole scritte non esalta soltanto la loro qualit\u00e0 visiva di grafemi scritturali autonomi, rappresentati come puri segni pittorici, lasciati apparire al di sotto o sovrapposti al di sopra delle sagome figurali allusive e dei colori impuri, screziati, che mettono disagio, ma suscita nell\u2019osservatore anche delle vaghe sensazioni di sonorit\u00e0 linguistiche, colte all\u2019aperto per strada, quasi un flusso continuo di voci babeliche.<\/p>\n<p>L\u2019impressione complessiva \u00e8 quella di stare di fronte a rappresentazioni sceniche tratte dai canovacci di un \u201cteatro della vita\u201d, crudele e irriverente, come quello evocato nei versi satirici di Giovenale (2), o in quelli di Pier Paolo Pasolini, sorprendentemente vicini al mondo creativo di Pecci (3). Un parallelo particolare si pu\u00f2 inoltre indicare tra le visioni tragiche della realt\u00e0 presenti in Charles Baudelaire e l\u2019intenzione, che diresti istintiva in Pecci, di accogliere nelle sue realizzazioni quelle parvenze di immagini ordinarie, estrapolate da contesti di vita urbana popolaresca, ai limiti del grottesco e della metafora visiva fine a se stessa. In tal senso, allora, si pu\u00f2 affermare che Pecci \u00e8 artista fondamentalmente \u201crealista\u201d, cos\u00ec come \u00abnel XIX secolo il termine realismo indicava l\u2019efficace descrizione di cose brutte, meschine o orribili prese dalla realt\u00e0 esteriore\u00bb (4).<\/p>\n<p>A un livello pi\u00f9 generale di lettura dei contenuti, mi sembra del tutto appropriato chiedere all\u2019artista, con le parole di Elio Pagliarani: \u00abMa le scritture e le figure dipinte \/ ti sembrano in rapporto col tempo \/ presente e passato, e non col futuro? \/ O vuoi intendere invece \/ nel senso che tutte queste figure \/ sono rivolte in attesa al futuro? E che noi, \/ per tutta la vita, siamo sempre pieni \/ di attesa e di speranza? Ma vi sono ancora \/ quelle immagini dipinte. E c\u2019\u00e8 chi arriva a vedere \/ oro\u00bb (5), vale a dire, forse, l\u2019avverarsi delle aspettative umane pi\u00f9 nascoste e ritenute irrealizzabili.<\/p>\n<p>Pecci elabora una forma di psicoanalisi traslata del proprio io (corrispondente, in ultima analisi, anche a quello di gran parte di ognuno di noi) nei suoi trasalimenti amorosi per Giulia (6). Egli ha immaginato, in precedenza, di reinventare il domicilio coatto di lei, pensandolo in apparenza di sculture-case dal tetto scoperchiato, che riecheggiano l\u2019architettura classicheggiante policroma. In esse vi dimora Eros, che le ha fatalmente trasformate in luoghi stregati, teatro di intemperanti accadimenti amorosi e al contempo oggetto di attenzioni voyeristiche. \u00c8 indubbio che Guido abbia una natura di \u00abinnamorato eccessivo\u00bb (7). Pecci \u00e8 figura barthesiana dell\u2019innamorato come artista, \u00abe il suo mondo \u00e8 effettivamente un mondo alla rovescia, poich\u00e9 ogni immagine vi ha la sua propria fine (niente al di l\u00e0 dell\u2019immagine)\u00bb (8). Il piacere dei sensi, la forza terribile della sessualit\u00e0 primordiale, il fremito panico sono comunicati principalmente da nudi sensuosi figurati come ombre disinibite di carni bramanti d\u2019ambo i sessi, modellate con segni rapidi e sfumati di carboncino, che danno vigore agli accenni di masse plastiche atletiche e conturbanti.<\/p>\n<p>Lo stato esistenziale di quelle altre figure virili dipinte da Pecci, cos\u00ec impudicamente smembrate e consumate dalla febbre animalesca dell\u2019eccitazione, si trova avvolto dal nero della notte, che ne confonde i contorni, rendendoli indistinti e incompleti (9), una notte che per\u00f2 \u00e8 squarciata da lumi improvvisi che esaltano la solitudine inquieta e desiderante di quei nudi corpi lascivi. Si tratta di una condizione di oscurit\u00e0, pi\u00f9 che di tenebra notturna, in cui \u00abil desiderio continua a vibrare (l\u2019oscurit\u00e0 \u00e8 transluminosa)\u00bb, quando non si pu\u00f2 che stare l\u00ec, seduti \u00absemplicemente e tranquillamente nell\u2019interno nero dell\u2019amore\u00bb (10)<\/p>\n<p>Giulia e Guido si scambiano le loro reciproche identit\u00e0: l\u2019una \u00e8 il rispecchiamento dell\u2019altro e viceversa. L\u2019artista non fa che parlare di s\u00e9 nelle sue opere per interposta persona. Pecci, cio\u00e8, esplora il fenomeno del turbamento operato dalla calda naturalezza dei sensi sugli strati profondi del nostro essere psico-fisico, sporgendosi sull\u2019abisso delle pulsioni erotiche vagheggiate con gli occhi affascinati delle creature archetipiche del mito greco e discendendo nella caverna dei misteri del sentimento e dell\u2019immaginazione, che sono al centro dei rapporti umani. Risuona la musica della siringa di Pan, l\u2019incitamento interiore a lasciarsi guidare dalla natura (11).<\/p>\n<p><em>Enrico Perotto<\/em><\/p>\n<p>(1) L. Rea, La casa di Giulia. Il luogo dei desideri, in \u00abTracce. Cahiers d\u2019art\u00bb, n. 5, estate 2005, pp. 32-33.<\/p>\n<p>(2) \u00abLa povert\u00e0 di Roma \u00e8 morta \/ e il Delitto si \u00e8 scatenato, \/ le Libidini pi\u00f9 sinistre le abbiamo, \/ Sibari, Rodi, Mileto, e Taranto \/ l\u2019orgiastica, la trincona sfrenata, \/ sui nostri colli sono volate. \/ Lo schifoso Denaro \u00e8 stato: ha introdotto costumi strani \/ e sotto l\u2019urto della Ricchezza \/ pi\u00f9 sfrollata, sfarzosa e oscena \/ tutto il passato si \u00e8 frantumato\u00bb (Giovenale, Satire, Libro II, 6, vv. 294-300, in Antologia della poesia latina, a cura di D. Puliga, Introduzione di M. Bettini, Roma, La Biblioteca di Repubblica, 2004, p. 595).<\/p>\n<p>(3) \u00abE come odora, nel caldo cos\u00ec pieno \/ da esser esso stesso spazio, \/ il muraglione, qui sotto: \/ da ponte Sublicio fino sul Gianicolo \/ il fetore si mescola all\u2019ebbrezza \/ della vita che non \u00e8 vita. Impuri segni che di qui sono passati \/ vecchi ubriachi di Ponte, antiche \/ prostitute, frotte di sbandata \/ ragazzaglia: impure traccie \/ umane che, umanamente infette, \/ son l\u00ec a dire, violente e quiete, \/ questi uomini, i loro bassi diletti \/ innocenti, le loro misere mete\u00bb (P. P. Pasolini, Dove vai per le strade di Roma, in City Lights Poets Anthology. I poeti della Beat Generation (1995), a cura di L. Ferlinghetti, tr. it. di M. Bocchiola, Milano, Mondadori, 2006, p. 274).<\/p>\n<p>(4) E. Auerbach, \u201cLes Fleurs du Mal\u201d e il sublime, in Ch. Baudelaire, I fiori del male. I relitti. Supplemento ai Fiori del male (1\u00b0 ed. 1961), a cura di L. de Nardis, saggio introduttivo di E. Auerbach, tr. dal francese di L. de Nardis, Milano, Feltrinelli, 1978, p. XIX. Si osservino, tra l\u2019altro, i cosiddetti Box, \u00abpiccoli \u201cteatrini\u201d a mo\u2019 di mensole a parete, con piccole figure in terracotta\u00bb, come li definisce l\u2019artista, e si confrontino con questa immagine poetica tratta dall\u2019incipit di Donne dannate: \u00abSdraiate sulla sabbia, come armento \/ meditabondo, esse rivolgon l\u2019occhio \/ al limite dei mari, e le accostate \/ mani, e i piedi che cercano toccarsi, hanno dolci languori e amari brividi. \/ Cuori vaghi di lunghe confidenze, \/ le une, in fondo a boschetti dove mormorano \/ ruscelli, van l\u2019amore sillabando \/ delle timide infanzie, e il legno verde \/ d\u2019alberi nuovi incidono\u00bb (ibid., p. 219).<\/p>\n<p>(5) E. Pagliarani, Esercizi platonici II (1985), in Tutte le poesie (1946-2005), a cura di A. Cortellessa, Milano, Garzanti, 2006, p. 232.<\/p>\n<p>(6) Sulla figura ammaliante dell\u2019unica figlia ripudiata dell\u2019Imperatore Cesare Ottaviano Augusto, nata nel 39 a.C. dal suo matrimonio con Scribonia, sposa di Marcello, Agrippa e Tiberio, sensibile e gentile d\u2019animo, accusata di adulterio, ma forse colpevole soltanto di aver amato seguendo sempre il suo cuore e andando contro il potere e le consuetudini del suo tempo, vedi A.Tavassi La Greca, La pedina di vetro. Biografia di Giulia figlia dell\u2019imperatore Augusto (1\u00b0 ed. 1998), Roma, Di Rienzo, 2001 e Id. Voce di Giulia. In scena con la figlia dell\u2019imperatore Augusto, Roma, Di Rienzo, 2003.<\/p>\n<p>(7) Cfr. R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso (1977), tr. it. di R. Guidieri, Torino, Einaudi, 2001, p. 98. Il caso \u00e8 un po\u2019 come quello dell\u2019eroe della Gradiva, ovvero di quel giovane archeologo tedesco, Norbert Hanold, analizzato da Freud nel suo saggio intitolato Il delirio e i sogni nella \u201cGradiva\u201d di Wilhelm Jensen (1906), che si lascia affascinare dall\u2019immagine aggraziata di una giovane ragazza nell\u2019atto di camminare, scolpita su un bassorilievo scoperto da Hanold in un museo di antichit\u00e0 di Roma. In entrambi i casi, le fantasie oniriche ossessive generano immagini coinvolgenti, dotate di una calda evidenza del desiderio amoroso.<\/p>\n<p>(8) R. Barthes, Frammenti, cit., p. 106.<\/p>\n<p>(9) \u00abLe parole notte notturno ec. le descrizioni della notte ec. sono poeticissime, perch\u00e8 la notte confondendo gli oggetti, l\u2019animo non ne concepisce che un\u2019immagine vaga, indistinta, incompleta, s\u00ec di essa, che quanto ella contiene. Cos\u00ec oscurit\u00e0, profondo. ec. ec. (28. Sett. 1821.)\u00bb. Cfr. G. Leopardi, Zibaldone, Premessa di E. Trevi, Indici filologici di M. Dondero, Indice tematico e analitico di M. Dondero e W. Marra, Edizione integrale diretta da L. Felici, Roma, Newton Compton, 1997, p. 392.<\/p>\n<p>(10) R. Barthes, Frammenti, cit., p. 142.<\/p>\n<p>(11) A sentire, insomma, nel corpo i richiami delle ninfe: \u00abLe nostre riflessioni sulla nostra impersonale, oscena, laida sessualit\u00e0, e il godimento che ne traiamo, sono echi in noi della ninfa. La ninfa ancora ci fa sentire scossi e lascivi\u00bb. Cfr. J. Hillman, Saggio su Pan (1972, 1\u00b0 ed. it. 1977), tr. it. di A. Giuliani, Milano, Adelphi, 2003, p. 113.<\/p>\n<p><a href=\"#a\"><strong>< Back to top<\/strong><\/a><\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p><a name=\"2\"><\/a><strong>Adriana Giorgis<\/strong> <em>di Enrico Perotto<\/em><br \/>\nAPPARENZA E MISTERO DELLA VITA VEGETALE<br \/>\nPrati, boschi, giardini d\u2019autore, esotici vivai, parchi cittadini, ovunque vi sia la meraviglia delle forme naturali, l\u2019oscuro e al contempo \u201cnuminoso\u201d intrico di foglie, rami, infiorescenze e turgori organici, resi con un\u2019esplosione dionisiaca di segni concitati e colori violenti, o s\u2019imponga un simbolico sistema di rappresentazione naturalistica, attraverso il succedersi di tre stagioni, con intrecci astratti di linee nere rafforzate da macchie allusive di colori essenziali, oppure per via di libere schematizzazioni di un\u2019arborescenza orientale, quello \u00e8 il mondo panteistico di Adriana Giorgis, l\u2019intima sfera delle sensazioni gioiose, giocose e passionali dell\u2019artista, dove tutto \u00e8 illuminato di \u00abluce fiabesca\u00bb, quella stessa che Claude Monet ricercava negli splendori dei giardini di Bordighera e di Giverny, applicandosi \u00absu di un massimo di apparenze, in stretta correlazione con realt\u00e0 conosciute\u00bb (1). Se un qualsiasi testo poetico giapponese mira a valorizzare la sensibilit\u00e0 per le cose o l\u2019essere in intima armonia con loro, Adriana, a sua volta, sa rigenerare il concetto di unit\u00e0 tra individuo e natura, realizzando nelle sue opere riguardanti gli ambienti naturali una vera e propria sintesi tra la dimensione spirituale e quella materiale. Sia nella serie dei fantasiosi sketch pittografici a tema erbaceo, appartenente agli anni 1982-1984, sia nelle recenti fotografie all\u2019infrarosso bianco\/nero, l\u2019artista non si limita a reinventare il minuto particolare botanico, ma sorprende se stessa, ancor prima che lo sguardo dell\u2019osservatore, con la rivelazione di forme impreviste e presenze occulte \u2013 come quei due piccoli punti bianchi, per esempio, che si vedono in I boschi di Alice, lo sguardo, del 1984, spuntati l\u00ec dove sono \u201cper incanto\u201d (2). Quello su cui Adriana Giorgis intende sostanzialmente puntare con Au Jardin, la sua antologica ospitata alla Fondazione Peano, \u00e8 quindi un possibile svelamento dell\u2019imponderabile, un\u2019apparizione fortuita di un sortilegio, un\u2019apertura di improvvisi spiragli sul mondo delle inquietudini e dei desideri riposti nel profondo dell\u2019animo umano, camminando per i sentieri misteriosi della vita vegetale. \u00abChiedi a un mandorlo a marzo\u00bb, esorta Giuseppe Conte, \u00abal rosa titubante del pescheto. \/ Chiedi a una nuvola dell\u2019alba. \/ Chiedi a un torrente che irrompe nel greto. \/ Chiedilo a tutti i fichi degli orti \/ quando i rami contorti e spogli \/ cominciano a formicolare \/ di germogli. \/ Chiedilo a loro. \/ Saprai cos\u2019\u00e8 l\u2019impazienza \/ che ti attanaglia e ti sgomina \/ quando tu desideri, corpo. \/ Saprai la tua innocenza e la tua forza. \/ Saprai dell\u2019amore pi\u00f9 verit\u00e0 \/ che leggendo tutti i libri scritti \/ dall\u2019inizio dei tempi. \/ Non fidarti dei filosofi \/ n\u00e9 di Platone n\u00e9 di Eraclito \/ non interrogare i profeti \/ i sapienti, i sacerdoti \/ su cosa \u00e8 la tua brama, \/ non saprebbero dirtelo. \/ Chiedi a un mandorlo. \/ Guarda un mandorlo\u00bb (3).<\/p>\n<p><em>Enrico Perotto<\/em><\/p>\n<p>(1) \u00abNon ho fatto altro che osservare ci\u00f2 che l\u2019universo mi ha mostrato, per renderne testimonianza col mio pennello\u00bb. Cfr. M. De Micheli, Carte d\u2019artisti, vol. 1: Dal Neoclassicismo al Simbolismo. Lettere, confessioni, interviste, Milano, Bruno Mondadori, 1995, p. 198.<\/p>\n<p>(2) O come nel caso di una fotografia del 1995, raffigurante uno scorcio della Discesa Bellavista a Cuneo, in cui si \u00e8 scoperto, in fase di stampa, un effetto atmosferico casuale di sapore eterico, denso di fascino e mistero auratico. Cfr. Uno sguardo nascosto. La Cuneo segreta di Adriana Giorgis, Cuneo, L\u2019Arciere, 1998.<\/p>\n<p>(3) G. Conte, \u00abChiedi a un mandorlo\u00bb, in Ferite e rifioriture, Milano, Mondadori, 2006, pp. 61-62.<\/p>\n<p><a href=\"#a\"><strong>< Back to top<\/strong><\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Guido Pecci di Enrico Perotto Adriana Giorgis di Enrico Perotto &#8212; Guido Pecci di Enrico Perotto Ho incontrato per la prima volta il nome di Guido Pecci l\u2019estate scorsa sulle pagine della rivista \u00abTracce. Cahiers d\u2019art\u00bb. 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